L'artista è il volto della cover e il grande protagonista dell'intervista di apertura del settimanale diretto da Emilio Carelli, in edicola da oggi venerdì 27 febbraio.
Ghali è il volto della cover e il grande protagonista dell’intervista di apertura de L’Espresso, il settimanale diretto da Emilio Carelli, in edicola da oggi venerdì 27 febbraio. L’artista, che non ha mai smesso di credere nel valore universale della pace si racconta a Beatrice Dondi senza tirarsi indietro.
Il giorno della Cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, Ghali ha lanciato a sorpresa il brano Basta, un urlo, come lui stesso lo definisce, che trasforma il punto interrogativo in esclamativo. Uno show potente rimasto senza voce narrante in tv: nell’infausta telecronaca di Paolo Petrecca su Rai Uno, il suo nome non viene mai pronunciato durante la sua esibizione, come se non esistesse — un innominato spinto verso l’invisibilità, una voce senza nome. Eppure il resto del mondo quel nome lo conosce assai bene: 60 dischi di platino, 21 dischi d’oro nel palmares, e il Time che lo ha inserito tra le cento giovani personalità che stanno plasmando il futuro.
“‘Basta’ è un urlo che viene da dentro, una domanda così urlata da riuscire a trasformare il punto interrogativo in esclamativo. “Basta” è una provocazione lanciata a due classi sociali diverse che non riescono più a comunicare e che sono sempre più lontane tra loro. Ho voluto giocare sugli stereotipi continui che ci vengono spesso attribuiti, facendone un punto di forza e di stile. Se ci pensiamo, alla fine basterebbe poco per risolvere tanti problemi nel nostro Paese, ma chi ci governa preferisce che lo scontro continui e lo alimenta marciando sull’odio” ha detto tra l’altro.