Fitness Interceptor: la figura che manca nelle palestre

18 Agosto 2021

La base della piramide fitness si allarga. La cuspide si allarga pure lei e si accende, ma è un alert, perché il mercato del fitness cambia e la piramide piano piano sparisce. Ora è quasi un quadrato, forse un cerchio: quel cerchio del mercato che, pur provando a interpretarlo, non si riesce a intercettare. Chi ne resterà dentro? E chi ne è già uscito fuori? Chi, tra quelli che sono usciti dalle palestre rientreranno? Ancora non ne è certo nessuno, pure chi sventola certezze. Probabili sviluppi: fitness un po’ meno in presenza (forse ancora per molto), un po’ più a distanza (ma l’allenatore che dice “Vai” in video-training-group ha già rotto). Di sicuro più green (questo è interessante). Qualcosa di ibrido in giro s’intravede, anche se chi prova ad applicare il concetto di “fitness ibrido” dovrebbe iniziare a ibridare la palestra nella struttura e soprattutto nei servizi, proposti a badilate in mischione fisico e digitale su piattaforme cotte male e mangiate all’ultimo secondo. E vendute a un soldo di cacio.

Le automobili sono diventate ibride dopo un lungo percorso tecnologico mentre nelle palestre questo non è successo perché non ci si è lavorato quando la pandemia era solo nelle fiction. Quatte quatte, ibride lo sono già diventate le tecnologie, perché vedono più velocemente le opportunità del mercato e perché a loro non interessa vendere alle palestre: le tecnologie si vendono ovunque: se perdono quote di “fatturato” nei centri fitness che chiudono, le recuperano al volo vendendole nelle case dei clienti che in palestra non ci andranno più. Perciò, ti completo la bike con servizio digitale incluso, ti collego alla “mia palestra virtuale” compresa nel prezzo e chi s’è visto s’è visto.

I produttori sono dunque più fitness interceptors delle palestre, che dovrebbero dotarsene al loro interno. Dell’intercettore fitness ne abbiamo accennato, e l’acronimo è: HIM (Health Interceptor Manager). Non si tratta però del vecchio “finto cliente”, che fatto girare nelle palestre e prima ancora negli hotel finiva per esprimere il suo lato peggiore: quello della spia. No, si tratta di altro, di un connection-management che è come quel giocatore che passava la vita a “raccattar palloni”.

Come misurarne l’utilità? Con un test: proviamo a proporre un progetto o idea a un fitness player qualsiasi. La contro comunicazione che ne avremo sarà talmente articolata da rivelare che, all’interno dei fitness network e dei centri fitness di media dimensione (si salvano le mini palestre che hanno tutto il cucuzzaro sulle spalle di un unico personaggio che è il titolare), l’organigramma non solo si è allungato verticalmente ma anche orizzontalmente. La burocrazia del fitness è sempre più in forma anche se il fitness in forma non lo è.

Per farla breve, nella contro comunicazione alla proposta di un’idea progettuale, il manager della parte tecnica dovrà articolarsi con il responsabile HR che, dopo aver attivato il Retail Manager e il Communication Manager potrà, se tutto va bene, coinvolgere il Sales Manager che, se proprio si ha un colpo di fortuna, riuscirà a chiamare in causa il Facility Manager. Allora, solo allora e se tutto girerà a perfezione, si riuscirà a superare la cortina di fumo innalzata dalla barricata del management e ad arrivare sul tavolo dell’AD. Ma sarà tardi.

Tutti questi passaggi dovrebbero essere superati nei progetti che devono essere “cotti bene e mangiati al volo” da una figura che manca: quell’HIM che, se prende in mano una scheda di allenamento chiacchierando con un cliente e gli da un’occhiata veloce mentre prende un caffè con la reception manager, riannoda i fili tra un fronte e l’altro. In un nanosecondo. E poi passa subito oltre a riannodare ancora, come fosse uno sbrogliatore di auricolari, passando dal campo più campo al remoto più remoto, piazzandoci ogni tanto qualche allenamento qua e là. Ma presentandosi sempre con nome e cognome, non come spia.

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