Leonardo Pavoletti
Aggiornato Lun 18 Mag 2026 alle 00:22Si chiude un’era. Leonardo Pavoletti ha detto addio al Cagliari al termine della stagione 2025-26, concludendo un’avventura durata nove anni che lo ha trasformato da attaccante toscano di passaggio a vera e propria leggenda rossoblù. Il club sardo lo ha salutato con una nota ufficiale carica di emozione e con l’ultima puntata stagionale del podcast ufficiale “PodCasteddu”, rendendo omaggio a un calciatore che ha lasciato un segno indelebile nella storia del club.
L’addio commovente di un’icona rossoblù
Le ultime notizie su Pavoletti raccontano di un distacco che nessuno avrebbe voluto, ma che il tempo e gli acciacchi fisici hanno reso inevitabile. Il comunicato del Cagliari ripercorre con toni quasi letterari l’intera parabola del centravanti livornese: dall’arrivo nell’estate del 2017, accolto da una folla in delirio all’aeroporto, fino all’ultimo capitolo di una storia d’amore sportiva fuori dal comune. “Quel ragazzone toscano dal sorriso contagioso non poteva certo immaginare che la Sardegna sarebbe diventata la sua Isola felice”, si legge nella nota ufficiale del club, che sottolinea come Pavoletti abbia scelto la Sardegna non solo come luogo di lavoro, ma come casa vera, dove mettere su famiglia e crescere i propri figli.
I numeri parlano da soli: 231 presenze e 52 reti in maglia rossoblù, con una serie di gol pesantissimi che hanno scritto pagine fondamentali della storia recente del Cagliari. Tra questi spicca su tutti la zampata al minuto 94 della finale playoff di Bari dell’11 giugno 2023, quella che ha regalato la promozione in Serie A a un’intera isola in delirio. Ma anche la doppietta nei minuti di recupero contro il Frosinone — segnata al 94′ e al 96′ per ribaltare uno 0-3 — e il gol in rovesciata contro il Sassuolo restano impressi nella memoria collettiva dei tifosi sardi. “Alcuni amori non son proprio fatti per dirsi addio, Cagliari è e sarà sempre casa tua”, ha concluso il club nel suo messaggio d’addio.
Un legame costruito nel tempo, tra gioie e difficoltà
La storia di Pavoletti con il Cagliari non è stata però sempre lineare. Lo stesso attaccante, in una lunga intervista rilasciata a febbraio 2025, aveva raccontato con onestà come il rapporto con la città e i tifosi non fosse sbocciato immediatamente: “Il primo anno non è stato rose e fiori. Cagliari mi ha studiato, ha voluto capire che uomo fossi, e poi una volta accettato è nato il vero amore”. Un amore ricambiato con tutto sé stesso, al punto da sentirsi sempre più sardo nel corso degli anni: “Mi sento uno di loro e ho iniziato a pensare e a vivere la città come loro”.
Non sono mancati i momenti bui. Un grave infortunio al piede nel febbraio 2024, con la frattura composta della base del quarto metatarso, lo aveva tenuto lontano dai campi per settimane. E già in passato, nel gennaio 2021, aveva ammesso pubblicamente di aver pensato di lasciare Cagliari, frustrato dalla panchina: “Stavo bene ma stavo in panchina. Ho pensato di andare via, poi abbiamo aperto gli occhi”. Quella scelta di restare si sarebbe rivelata fondamentale, perché proprio nei mesi successivi Pavoletti avrebbe ritrovato sé stesso, diventando il simbolo della rinascita rossoblù.
Il rinnovo contrattuale firmato nell’estate 2024, che lo aveva legato al club fino al giugno 2026, era stato accolto con grande entusiasmo dalla piazza. Il prolungamento del contratto era arrivato dopo una stagione straordinaria, coronata proprio dalla promozione in Serie A. Pavoletti aveva assunto il ruolo di capitano e punto di riferimento non solo tecnico, ma anche umano, per un gruppo in continua evoluzione. “Ora sarà compito mio insegnare ai ragazzi nuovi come si sta qui”, aveva dichiarato ai microfoni di Sky Sport dopo la firma.
Nel corso della sua ultima stagione in rossoblù, Pavoletti aveva parlato apertamente del proprio ruolo in evoluzione, accettando con maturità una presenza sempre più da subentrato: “Accetto la panchina ma non al 100%, perché sono pur sempre un calciatore e un calciatore vuole giocare”. Una tensione interiore che non aveva mai intaccato il suo contributo alla causa, né il rispetto incondizionato che gli tributavano compagni, allenatori e tifosi.
L’eredità di un campione che ha fatto la storia
Tra le ultime novità che riguardano il suo percorso, va ricordato anche il paragone — evocato dallo stesso Pavoletti con umiltà e ironia — con Gigi Riva, il più grande rossoblù di tutti i tempi: “Essere paragonato a lui fa piacere, ma dobbiamo essere sempre bravi a usare le parole. Siamo attaccanti tutti e due ma di livelli non proprio uguali”. Ciò che li accomuna, secondo Pavoletti, è l’amore per Cagliari e la capacità di vivere la città con semplicità, lontano dalla frenesia delle grandi metropoli.
Anche Claudio Ranieri lo aveva esaltato dopo la rimonta epica contro il Frosinone, paragonando il suo utilizzo a quello di José Altafini nell’ultima fase della carriera: un uomo capace di entrare a partita in corso e decidere le sorti del match. “Leonardo è un ragazzo d’oro, è un professionista molto serio, in settimana è quello che dà l’esempio”, aveva detto il tecnico romano. Parole che sintetizzano perfettamente l’essenza di un calciatore che ha saputo essere grande non solo per i gol segnati, ma per il modo in cui ha vissuto ogni giorno la sua professione.
Ora si apre un nuovo capitolo, ancora tutto da scrivere. Ma una cosa è certa: il nome di Leonardo Pavoletti resterà per sempre inciso nella storia del Cagliari Calcio, accanto a quei gol impossibili, a quei recuperi leggendari, e a quel sorriso contagioso che ha conquistato un’intera isola.