Kevin Durant

Aggiornato Dom 22 Mar 2026 alle 08:18

Kevin Durant continua a far parlare di sé nella stagione NBA 2025-2026, confermandosi uno dei protagonisti assoluti della lega anche a 37 anni. Le ultime notizie lo vedono ancora decisivo con la maglia degli Houston Rockets, la franchigia texana che ha scelto come nuova casa dopo una carriera costellata di successi e cambi di casacca. KD non smette di stupire, e la recente sfida contro i Phoenix Suns ne è stata la dimostrazione più eloquente.

La vendetta contro Phoenix: il canestro che vale tutto

Ci sono partite che vanno oltre il semplice risultato sportivo, e quella tra Houston e Phoenix del gennaio 2026 è stata una di queste. Durant attendeva con ansia il confronto con la sua ex squadra, quella che lo aveva ceduto nell’estate del 2025 dopo due anni e mezzo trascorsi in Arizona. Il risultato? Una prestazione da protagonista assoluto, chiusa con 26 punti e, soprattutto, la tripla decisiva a poco più di un secondo dalla sirena che ha fissato il punteggio sul 100-97 in favore dei Rockets.

Nel post-partita, KD non ha nascosto le proprie emozioni: «È bello giocare contro una squadra che ti ha mandato via e ti ha reso il capro espiatorio per tutti i problemi che aveva. Mi ha fatto male perché ho messo tutto il mio impegno, il mio amore e la mia passione nei Suns, la città di Phoenix e l’Arizona in generale. Ma questi sono solo affari, questo è il gioco», le sue parole riportate da ESPN. Una dichiarazione che la dice lunga su quanto quella separazione lo avesse colpito nel profondo, nonostante la consueta compostezza con cui Durant affronta le avversità.

Il campione ha poi aggiunto di voler dimostrare di avere ancora il fuoco dentro: «Volevo dimostrare che ho ancora un po’ di carica. Anche se sono vecchio, posso ancora giocare». Parole che suonano come una risposta a chi, negli ultimi anni, aveva cominciato a mettere in dubbio la sua capacità di incidere ad alto livello.

Il nuovo ciclo a Houston: contratto, record e leadership

Il trasferimento di Durant agli Houston Rockets era stato uno dei colpi di mercato più clamorosi dell’estate 2025. I Rockets avevano ceduto Jalen Green, Dillon Brooks e sei scelte al Draft per assicurarsi le prestazioni del fuoriclasse, mantenendo però intatti i propri talenti emergenti come Jabari Smith Jr., Alperen Sengun e Amen Thompson. Una scommessa ambiziosa, quella della dirigenza texana, che puntava a costruire attorno a KD una squadra capace di lottare per il titolo.

A confermare la fiducia reciproca tra il giocatore e la franchigia è arrivata, nell’ottobre 2025, l’estensione contrattuale fino al 2028: due anni aggiuntivi per un valore di 90 milioni di dollari. Durant ha scelto consapevolmente di rinunciare a un accordo più ricco — avrebbe potuto ottenere 120 milioni — per garantire a Houston maggiore flessibilità sul mercato, con l’obiettivo dichiarato di vincere il titolo NBA. Una scelta che racconta molto della mentalità di un campione che, a quasi quattro decenni di vita, pensa ancora prima alla vittoria collettiva che al guadagno personale.

Con questa operazione, Durant è diventato il nuovo recordman NBA per guadagni netti in carriera, con 598,2 milioni di dollari accumulati dal 2007 a oggi. Un numero che racconta una carriera straordinaria, iniziata con i Seattle SuperSonics e proseguita attraverso Oklahoma City, Golden State, Brooklyn e Phoenix, prima dell’approdo a Houston.

Sul parquet, i risultati non hanno tardato ad arrivare. Già a novembre 2025, Durant aveva trascinato i Rockets alla quarta vittoria consecutiva contro gli Orlando Magic con 35 punti, confermando un rendimento di altissimo livello. Qualche giorno prima, aveva dominato anche sul campo di Boston con 26 punti, contribuendo al successo esterno di Houston per 128-101 — una vittoria che aveva fatto molto rumore, considerando il valore dei Celtics.

Una carriera da leggenda: i numeri che fanno la storia

Per comprendere appieno il peso specifico di Kevin Durant nel panorama NBA, basta scorrere i suoi numeri. Nel febbraio 2025, ancora con la maglia dei Phoenix Suns, KD era entrato nell’esclusivo club dei giocatori con oltre 30.000 punti in carriera, diventando l’ottavo nella storia della lega a raggiungere questo traguardo. Un club composto di leggende assolute come LeBron James, Kareem Abdul-Jabbar, Karl Malone, Kobe Bryant, Michael Jordan, Dirk Nowitzki e Wilt Chamberlain.

A questi numeri si aggiungono due anelli NBA vinti con Golden State nel 2017 e nel 2018, entrambi accompagnati dal titolo di MVP delle Finals, il riconoscimento di MVP della regular season nel 2014, quattro ori olimpici con la nazionale statunitense — record assoluto — e uno mondiale. Un palmarès che lo colloca tra i più grandi di sempre, indipendentemente da qualsiasi discussione sul suo carattere o sulle sue scelte di carriera.

A 37 anni, con un contratto che lo lega a Houston fino al 2028, KD sembra tutt’altro che intenzionato a rallentare. La tripla vincente contro i Suns, segnata con la freddezza di chi ha vissuto mille battaglie, è la prova più recente che il fuoco di cui parla non si è ancora spento. E per i Rockets, averlo dalla propria parte rappresenta ancora oggi una garanzia di competitività ai massimi livelli.