Bosnia

Aggiornato Mar 31 Mar 2026 alle 14:36

È il giorno più atteso. Questa sera, martedì 31 marzo 2026, alle ore 20.45, lo stadio Bilino Polje di Zenica ospita la finale playoff che vale un posto ai Mondiali 2026: la Bosnia-Erzegovina sfida l’Italia di Gennaro Gattuso in una partita che per gli Azzurri rappresenta molto più di una semplice gara di qualificazione. Dopo due edizioni consecutive saltate, la Nazionale italiana si gioca tutto in novanta minuti — o forse più — in terra bosniaca.

La vigilia: il caso Dimarco e la tensione alle stelle

La settimana che ha preceduto la partita non è stata priva di polemiche. Al termine della semifinale contro l’Irlanda del Nord, vinta dall’Italia per 2-0 grazie ai gol di Tonali e Kean, le telecamere della Rai hanno immortalato Federico Dimarco e Pio Esposito mentre esultavano per la qualificazione della Bosnia contro il Galles ai rigori. Il video è diventato immediatamente virale, scatenando la reazione indignata dei tifosi bosniaci e alimentando un caso diplomatico-sportivo che ha tenuto banco per giorni. Persino il commentatore Daniele Adani, in diretta, aveva sottolineato l’inopportunità delle immagini: “Avevate detto di non farli vedere, e poi li inquadrate quando esultano… Bisogna esultare martedì!”

Dimarco è intervenuto in conferenza stampa per spegnere le polemiche: “È stata una reazione istintiva, stavamo semplicemente guardando i rigori. Non ho assolutamente mancato di rispetto né alla Bosnia né ai bosniaci”. L’esterno dell’Inter ha anche ricordato il suo legame personale con Edin Dzeko, suo ex compagno di squadra: i due si sono scambiati messaggi di stima reciproca, con il capitano bosniaco che ha risposto con un elegante “vinca il migliore”. Gattuso ha chiuso la questione con la sua consueta schiettezza: “Ho sentito tante cose ma sono stupidaggini. Sicuramente ci siamo un po’ fatti male da soli”.

Dal fronte bosniaco, Dzeko ha saputo usare la vicenda a proprio vantaggio, spostando la pressione sugli avversari: “Dopo due Mondiali persi si giocano tanto e possono soffrire sotto l’aspetto mentale”. Una frecciata velata, ma efficace, da parte di un giocatore che conosce benissimo il calcio italiano dopo nove anni vissuti tra Roma, Inter e Fiorentina.

L’Italia e la Bosnia: le ultime notizie prima del fischio d’inizio

Sul piano tattico, Gattuso ha lavorato a Coverciano puntando sulla coppia d’attacco Kean-Retegui, già collaudata nella semifinale contro l’Irlanda del Nord. La formazione azzurra dovrebbe scendere in campo con un 3-5-2: Donnarumma in porta; Mancini, Bastoni e Calafiori in difesa; Politano, Barella, Locatelli, Tonali e Dimarco a centrocampo; Retegui e Kean in attacco. L’unico ballottaggio riguarda la fascia destra, dove Politano è in vantaggio su Palestra.

Il tecnico ha inquadrato con precisione le caratteristiche dell’avversario: “Sarà una partita molto fisica, hanno esterni di qualità e due attaccanti che si muovono bene sui cross. Quando avremo la palla servirà coraggio”. La Bosnia di Barbarez si schiererà presumibilmente con un 3-5-1-1, con Dzeko e Demirovic nel tandem offensivo.

Un’indicazione tattica interessante arriva da una fonte insolita: Roberto Cevoli, commissario tecnico di San Marino, che ha affrontato la Bosnia proprio a Zenica lo scorso giugno. Il ct dei ‘Titani’ ha descritto la Bosnia come una squadra “lenta, compassata, che gioca a ritmi bassi”, capace di mettere in difficoltà solo grazie all’apporto di Dzeko. San Marino era riuscita a tenere lo 0-0 fino al 66′, quando l’ex centravanti dell’Inter aveva sbloccato il risultato. Un’analisi che potrebbe tornare utile agli uomini di Gattuso, se riusciranno a imporre la propria intensità fin dai primi minuti.

Donnarumma, dal canto suo, ha parlato con la voce di chi sa cosa significa portare il peso di una maglia: “Sono davvero orgoglioso di tutto quello che ho fatto con la Nazionale. Ho perso due Mondiali ma ora c’è voglia di riportare l’Italia dove merita. Dovremo essere duri: andranno a 100 all’ora e non dovremo essere da meno”. Parole che risuonano come un manifesto per una generazione di giocatori cresciuta nell’ombra di due clamorose mancate qualificazioni.

Dimarco ha sintetizzato lo spirito del gruppo con una frase che racchiude tutto il senso della serata: “Noi siamo l’Italia e abbiamo l’obbligo di andare al Mondiale”. La partita di questa sera a Zenica dirà se quell’obbligo verrà finalmente onorato. Il fischio d’inizio è fissato per le 20.45: novanta minuti — o forse di più — per riscrivere la storia recente del calcio azzurro.