Boninsegna: "I tedeschi hanno paura"

2 Luglio 2016

Passionedelcalcio.it ha intervistato Roberto Boninsegna, uno dei più grandi attaccanti degli anni settanta, soprannominato da Gianni Brera “bonimba” per la sue doti nel gioco aereo, vicecampione del mondo nel 1970 con la maglia azzurra.

Perché i tedeschi in questi giorni non hanno smesso di provocarci?

E’ una tattica dettata dalla paura. Ci può stare come reazione. Sperano sempre che il pronostico cambi e vada per una volta a loro favore.

E’ definita la partita delle partite Germania-Italia. Qual è il quid in più?

I supplementari senza dubbio. Dopo il mio gol pareggiarono al secondo minuto di recupero e poi ci furono 5 reti in mezz’ora. Fu un’alternanza di emozioni pazzesche fino al suggello di Rivera su mio assist dalla fascia sinistra. Erano due grandi corazzate a confronto. Da una parte Beckenbauer, Schnellinger, Muller, Maier, Seeler, Vogts; dall’altra Facchetti, Burgnich, Mazzola, Albertosi, Rivera, Riva. I giocatori di livello non mancavano affatto.

Che emozione si prova a giocare e segnare contro di loro?

Per me non aveva un sapore particolare. E’come segnare ad una squadra come le altre. Sono sempre contento quando facevo gol perché finalizzare l’azione è il compito di ogni attaccante.

Avevate coscienza che stavate scrivendo la storia?

Lì per lì no, sapevamo solo di aver fatto una grande cosa, di essercela giocata fino in fondo. Era già una finale per noi.

A proposito di finale è riuscito a segnare anche lì. Il suo fu il gol del momentaneo pareggio. Un ricordo di quella partita contro il Brasile?

Noi italiani siamo fatti per complicarci la vita. La famosa staffetta Mazzola-Rivera, divenuta emblematica, proprio in finale non fu fatta. Forse perdemmo per quello, chi lo sa. E’ assurdo avere due campioni così -più punta Mazzola e più regista Rivera- e tenerne per forza fuori uno.

Un aneddoto sul grande Pelè?

Quando seppe che Rivera era in panchina sorrise bonariamente e disse che avremmo vinto noi, perché per permetterci il lusso di avere Gianni in panchina vuol dire che avevamo dieci giocatori più forti di lui.

Ieri sera sorprendentemente il Galles ha battuto il Belgio per 3-1. Potrebbe stupire anche l’Islanda domani contro la Francia?

Magari, così non dovremo affrontare i padroni di casa.

Quale attaccante della nostra Nazionale la ricorda per caratteristiche?

Pellè, perché fa la guerra, dà profondità, non si tira mai indietro. Mi piace il fatto che non si risparmia mai. Conte ha fatto proprio bene a portarlo.

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