Amalia Ercoli Finzi e il divertente racconto su Diego Armando Maradona

Articolo di Mauro Corno

"Pensavo lavorasse in albergo. Gli diedi la mia valigia e gli chiesi di accompagnarmi alla concierge... fu gentilissimo e gli diedi la mancia" ha raccontato.

Amalia Ercoli Finzi, prima donna italiana a conseguire la laurea in ingegneria aeronautica e professoressa emerita del Politecnico di Milano, è intervenuta insieme al Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi nel dibattito che ha aperto la quinta edizione di Sky Up The Edit. Il progetto di Sky rivolto alle scuole punta a favorire il lavoro di squadra e l’acquisizione di nuove competenze digitali attraverso la realizzazione di contenuti multimediali.

A margine dell’evento, la brillante quanto geniale 89enne ha parlato ai microfoni di Sportal.it, concedendo un’intervista esclusiva nella quale ha affrontato diversi temi.

Noi ci occupiamo di sport e partiremmo da un episodio curioso che riguarda Diego Armando Maradona. Lei lo incontrò a Napoli senza riconoscerlo. Cosa accadde?

“Fu un incontro completamente casuale. Ero andata a Napoli perché tenevo dei corsi per ingegneri e arrivai nell’albergo dove soggiornavo abitualmente, un bellissimo hotel di fronte a Castel dell’Ovo. Di solito all’ingresso c’era una persona ben vestita che mi accoglieva e prendeva la valigia. Quella volta, invece, trovai un ragazzo con i capelli ricci che se ne stava lì fermo ad aspettare.”

E lei pensò che lavorasse nell’albergo?

“Esattamente. Gli diedi la mia valigia e gli chiesi di accompagnarmi alla concierge. Lui prese la valigia e me la portò senza dire nulla.”

La parte più divertente, però, arriva dopo.

“Sì, perché gli diedi anche la mancia. Lui la prese e mi disse: ‘Grazie signora’. A quel punto una signora dell’albergo mi chiese: ‘Ma lo sa chi è? È Maradona’. Io non lo avevo assolutamente riconosciuto.”

Passiamo allo spazio. Perché oggi è così importante tornare sulla Luna?

“È importantissimo andare sulla Luna perché la trasformeremo in una sorta di laboratorio. Lì potremo imparare a fare molte delle cose che un domani vorremmo realizzare su Marte. Ma non solo. Diverse attività e tecnologie sviluppate sulla Luna potranno produrre risultati utilizzabili anche sulla Terra, contribuendo a migliorare la nostra vita.”

Marte rappresenta invece una sfida decisamente più complessa. Per quale motivo?

“Perché Marte è lontano. Ancora oggi un viaggio verso Marte richiede circa sei o sette mesi. A questo bisogna aggiungere un altro problema legato alle condizioni astronomiche.”

Quanto incidono queste condizioni sulla durata complessiva di una missione?

“Moltissimo. Bisogna partire quando la posizione di Marte rispetto alla Terra rende il viaggio più favorevole e bisogna attendere nuovamente le condizioni adatte per il ritorno. Questa situazione si ripresenta indicativamente ogni due anni.”

Quindi una missione umana su Marte richiederebbe tempi molto lunghi.

“Sì. Bisogna considerare circa sei mesi per arrivare, altri sei mesi per tornare e un lungo periodo di permanenza su Marte in attesa della finestra utile per il viaggio di ritorno. È proprio questo uno degli aspetti che rende una missione su Marte molto più difficile rispetto a una sulla Luna.”

Da oltre vent’anni Editor-in-Chief di Sportal.it si è laureato in Scienze Politiche alla Statale di Milano con una tesi su Georges Simenon. Ha scritto due libri su calciatori e allenatori italiani all’estero ("Ai confini dell’impero" e "Nuovi confini dell’Impero") e, nel 2026, "I social prima dei social". Da bimbo era certo che avrebbe giocato in serie A ma già in Seconda Categoria faticava.

TG SPORT

Articoli correlati