Mondiali 1974: il Congo (allora Zaire) ne prende nove dalla Jugoslavia

Articolo di Nicola Lama

Nel 1974 lo Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo) riuscì a conquistare le simpatie generali ai Mondiali, tanto da essere indicato dalla stampa tedesca come la squadra più apprezzata del torneo dopo un sondaggio tra i tifosi.

Nel 1974 lo Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo) riuscì a conquistare le simpatie generali ai Mondiali, tanto da essere indicato dalla stampa tedesca come la squadra più apprezzata del torneo dopo un sondaggio tra i tifosi. Considerata alla vigilia una semplice vittima designata, la formazione africana andò oltre le aspettative già nella gara d’esordio, mostrando dignità e spirito combattivo nonostante la sconfitta. In vista di Jugoslavia-Zaire il commissario tecnico degli africani Vidinic (uno jugoslavo) si dichiarò soddisfatto della prova dei suoi giocatori e convinto che la squadra avrebbe potuto fare ancora meglio rispetto a quanto mostrato contro la Scozia. L’allenatore sottolineò la necessità di una maggiore disciplina tattica, ma non si mostrò preoccupato per le condizioni del terreno di gioco, diverso da quello a cui i suoi erano abituati.

Sul fronte opposto, Miljanic arrivava alla sfida forte dei complimenti ricevuti dopo l’ottima prestazione contro il Brasile, ma temeva che la sua squadra potesse sentirsi già arrivata. Alcune sue scelte suscitarono discussioni, in particolare l’esclusione di Muzinic a favore di Surjak e il ritorno di Dzajic, criticato da una parte dell’ambiente per il suo carattere polemico. Il tecnico difese le proprie decisioni spiegando che Surjak garantiva maggiore continuità e che Dzajic aveva bisogno di ritrovare il ritmo partita dopo una stagione condizionata dagli impegni militari. Nonostante ciò, lasciò intendere che per alcuni giocatori la sfida contro lo Zaire rappresentasse una sorta di esame decisivo.

Con il fischio d’inizio dell’arbitro colombiano Delgado, però, ogni polemica passò in secondo piano. La Jugoslavia scese in campo con grande determinazione e prese immediatamente il controllo della partita. A guidare la manovra fu Oblak, padrone del centrocampo e punto di riferimento per tutta la squadra. Il portiere zairiano Kazadi fu chiamato subito a diversi interventi impegnativi, mentre Bajevic si rivelò il più pericoloso tra gli attaccanti jugoslavi.

Il dominio europeo si tradusse rapidamente in gol: Bajevic sbloccò il risultato al 7′, seguito da Dzajic al 13′ e da Surjak al 17′. Poco dopo arrivò anche la rete di Katalinski che portò il punteggio sul 4-0. La superiorità tecnica e tattica della Jugoslavia risultò evidente e lo Zaire, disorientato, non riuscì a contenere il gioco fluido e organizzato degli avversari.

La situazione peggiorò ulteriormente quando N’Dayne, convinto che il quarto gol fosse nato da un fuorigioco, protestò con veemenza e venne espulso. Con un uomo in meno, gli africani non poterono fare altro che subire l’ulteriore allungo della Jugoslavia, che andò ancora a segno con Bajevic altre due volte, oltre che con Bogicevic, Oblak e Petkovic.

Nel finale la squadra di Miljanic amministrò il vantaggio con classe, facendo circolare il pallone senza umiliare gli avversari e senza ricorrere a inutili provocazioni. Lo Zaire tentò almeno di trovare il gol della bandiera con alcune conclusioni dalla distanza, ma senza creare reali difficoltà a Maric. La partita si concluse così con un netto successo jugoslavo, frutto di una prestazione autorevole e di un divario tecnico che emerse in tutta la sua evidenza.

 

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