Il parallelo tra il calciatore tedesco, George Best e Garrincha va ben oltre la pura tecnica.
Il confronto tra Reinhard Libuda, George Best e Garrincha va ben oltre la pura tecnica. Tutti e tre incarnarono un’idea di calcio fatta di fantasia, imprevedibilità e talento assoluto, ma furono anche uniti da un destino segnato da un epilogo amaro. Libuda, icona del calcio tedesco, morì il 25 agosto 1996 a soli 52 anni, debilitato da un ictus e da un cancro alla gola, dopo una lunga battaglia contro la malattia.
La sua storia calcistica iniziò prestissimo. A nove anni entrò nel settore giovanile dello Schalke 04, dove il pubblico lo adottò immediatamente, ribattezzandolo “Stan” in omaggio a Stanley Matthews. Con la nascita della Bundesliga nel 1963, Libuda esplose definitivamente. Nella stagione inaugurale collezionò 29 presenze, segnando quattro gol e servendo quattro assist, diventando uno dei volti simbolo del nuovo campionato. Lo Schalke partì bene ma si spense col passare dei mesi, e l’anno successivo arrivò addirittura ultimo, venendo poi ripescato.
Quella stagione segnò però l’addio di Libuda, che passò ai rivali del Borussia Dortmund. Fu la scelta giusta. Nel 1965-66 raggiunse il massimo livello: dribbling ubriacanti, accelerazioni improvvise e una capacità unica di creare occasioni dal nulla. Il momento più alto arrivò nella Coppa delle Coppe del 1966. In finale, a Glasgow, contro il Liverpool, la sfida si decise ai supplementari grazie a un suo tiro dalla distanza, una traiettoria beffarda che regalò al Dortmund il primo trofeo europeo della storia del calcio tedesco.
Il rapporto con la Germania Ovest fu invece con alti e bassi. Al Mondiale del 1966 non scese mai in campo, ma fu decisivo nel cammino verso Messico 1970. Proprio in quel torneo, entrato dalla panchina nella semifinale contro l’Italia, diede il via alle azioni dei due gol tedeschi nei supplementari nella leggendaria “Partita del Secolo”.
Il ritorno allo Schalke sembrò l’inizio di una rinascita, suggellata dalla vittoria della Coppa di Germania. In realtà fu l’ultimo lampo. Problemi personali e fisici lo spinsero a chiudere in Francia, allo Strasburgo, prima di ritirarsi a soli 32 anni, lasciando il ricordo malinconico di un genio mai del tutto compreso.