Il suo nome è legato a programmi che hanno segnato un'epoca come Domenica Sprint, La Domenica Sportiva e 90° Minuto. Aveva 92 anni.
Il giornalismo sportivo italiano perde uno dei suoi volti storici: Ennio Vitanza, storico telecronista e conduttore Rai che per decenni ha accompagnato milioni di appassionati attraverso le immagini e i racconti del calcio italiano e internazionale, è morto lunedì a Milano, all’età di 92 anni.
Nato il 27 luglio 1934 a Postumia, città oggi in Slovenia, e cresciuto a Torino, Vitanza aveva sviluppato sin da ragazzo una grande passione per il calcio. Da giovane riuscì anche a entrare nel settore giovanile del Torino, ma un serio infortunio al ginocchio mise prematuramente fine al sogno di una carriera sul campo. Fu proprio quell’episodio a indirizzarlo verso il giornalismo, una strada che avrebbe percorso con successo per oltre quarant’anni.
Entrato in Rai alla fine degli anni Sessanta dopo aver superato un concorso per radio-telecronisti, divenne ben presto una delle firme più autorevoli del racconto sportivo. Da inviato seguì a lungo le principali squadre lombarde, raccontando le vicende di Milan, Inter e Atalanta, prima di affermarsi definitivamente come uno dei volti simbolo delle trasmissioni sportive della televisione pubblica.
Il suo nome è legato in particolare a programmi che hanno segnato un’epoca come Domenica Sprint, La Domenica Sportiva e 90° Minuto. Vitanza contribuì a portare nelle case degli italiani un modo di raccontare il calcio elegante e misurato, basato sulla competenza e sul rispetto degli interlocutori.
Nel corso della sua carriera seguì tutti i Mondiali di calcio dal 1974 al 1990 e gli Europei dal 1980 al 1988, raccontando da vicino alcune delle pagine più importanti della storia del pallone. Le sue interviste a campioni del calibro di Gianni Rivera, Diego Armando Maradona e Pelé sono rimaste tra i momenti più ricordati della sua attività professionale.