Bonolis: “Melo psicolabile… calcisticamente parlando”

16 Marzo 2016

A pochi giorni dalla sfida tra Roma ed Inter, è intervenuto ai microfoni di Rete Sport Paolo Bonolis, noto conduttore televisivo romano di fede nerazzurra.

"Mio papà è di Milano – ha esordito Bonolis – e sono cresciuto con lui, conoscendo la sua passione. Papà ora non c’è più, ma io sono rimasto nerazzurro. Un modo come un altro per passare il fine settimana".

Annata complicata questa dell’Inter.

"Dopo il triplete si sarebbe dovuto rinnovare, invece l’affetto della società per i suoi campioni è rimasto e piano piano ha portato ad avere una squadra di giocatori soddisfatti che poi non si sono potuti rivendere a certe cifre. Quest’anno l’Inter è stata rifondata, 9/11 sono nuovi. Il tifoso nerazzurro si è un po’ smarrito per come è partita l’Inter e per come si è persa dopo. Il tifoso è un po’ confuso ma non credo ci sia rimasto particolarmente male: Mancini lo aveva detto che c’erano tre squadre più forti e infatti sono le 3 che sono davanti: Juventus, Napoli e Roma. Queste tre rose sono superiori. La partenza dell’Inter era figlia di circostanze e casualità, si vedeva che era un’Inter che produceva poco e riscuoteva tantissimo".

Fossi il presidente dell’Inter punteresti ancora su Mancini il prossimo anno?

"Sì, lo terrei. Mancini ha bisogno di un cervello in mezzo al campo, non per niente aveva chiesto Yaya Touré. Alla fine abbiamo ripiegato su Felipe Melo, abbastanza psicolabile 'calcisticamente' parlando. All’Inter manca un centrocampista con i piedi buoni e non è una squadra in grado di tenere palla. Da errori di palla maltenuta sono arrivati tanti gol subiti. Se l’Inter sul mercato si ricostruisse bene, si potrebbe costruire una buona squadra con un centrocampo pensante".

Ti sei abituato all’idea di avere una proprietà straniera?

"È una necessità. In Italia è difficile immaginare chi possa farsi carico di un’attività economica a perdere come quella calcistica, a meno che non si faccia uno stadio, come stanno provando a fare gli americani della Roma e Thohir all’Inter. Se non riesci ad avere una tua isola è difficile mantenere un bilancio valido. I capitali stranieri in Italia sono qualcosa di desueto, ma di necessario".

Quanta speranza nutri per sabato sera?

"Secondo me la Roma è una squadra superiore, ma nei 90 minuti può succedere di tutto. L’Inter può giocarsi la partita. Sulla carta è una gara con un esito scontato ma il tifoso nerazzurro, ovviamente, si augura la vittoria nerazzurra".

Vantaggio per Mancini non avere Icardi?

"Credo che il problema vero sia più non avere Palacio. È uno dei due giocatori di classe dell’Inter insieme a Ljajic".

Chi vorresti sulla panchina della Nazionale?

"Continuo a pensare che un ottimo ct sia stato Donadoni. È stato mandato via dopo aver perso ai rigori con quella Spagna là. Aveva fatto un lavoro enorme. A me lui piace molto, sia come allenatore che come uomo comunicatore. È sempre molto accorto in quello che dice ma allo stesso tempo non è ovvio. Ma capisco che le politiche dietro la Nazionale abbiano bisogno di un uomo più accomodante. Lo stesso Mancini può essere un ottimo selezionatore. L’importante secondo me è non tornare su strade già percorse, potrebbe essere un balzo indietro".

©Getty Images

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