Matteo Della Bordella: "Amare la montagna vuole dire cercare di conoscerla"

"E' una questione di sicurezza, ma non solo" sottolinea l'alpinista varesino.

12 Giugno 2021

Matteo Della Bordella guarda avanti.

Matteo Della Bordella guarda già al prossimo obiettivo, con l’entusiasmo della prima scalata.

L’alpinista varesino ha parlato dei suoi progetti con Sportal.it, facendo innanzitutto un passo indietro. "Con la montagna non è stato amore a prima vista - ha spiegato -. E’ sbocciato dopo la mitica Via del Pesce in Marmolada. Ma adesso la montagna è una delle cose più importanti della mia vita insieme alle persone care, è la mia casa, parte della mia vita di tutti i giorni, un modo per divertirmi: la vivo proprio come un qualcosa che mi dà la possibilità di esprimersi, che mi fa sentire bene e che quindi anche io stesso voglio trattare bene".

"Ho iniziato a girare il mondo grazie e insieme ai Ragni di Lecco, nei quali sono entrato a 22 anni - ha aggiunto -. Nel 2010, insieme all'amico Matteo Bernasconi, scomparso nel maggio 2020, è nata l’idea di tentare la parete Ovest della Torre Egger, in Patagonia: per me è stata una scuola. Questa montagna ci ha messo in ginocchio, spingendoci a tornare per ben tre volte negli anni, ma allo stesso tempo ci ha dato tantissimo, impartendoci lezioni importanti sia in montagna che nella vita, come l’umiltà, la determinazione e l’amicizia. Ho un legame affettivo molto forte per questa parete". 

"Il nuovo sogno si chiama Cerro Torre, siamo sempre in Patagonia: vorrei aprire una via nuova in stile alpino sulla parete est, spero di poterci riprovare questo inverno, due anni fa non è andata come avremmo voluto" ha proseguito Della Bordella.

"Ci sono tanti stili per scalare le montagne e aprire le vie, quando ripeti una via ti confronti con qualcosa di diverso, conosci in un certo modo la persona che l’ha aperta, questo è molto affascinante. Il più grande pericolo in montagna è la mancanza di conoscenza. Più ti informi, più scali, più ti documenti, più arricchisci questo bagaglio di conoscenze che sul campo poi tornano utili. Anche per questo ho aderito molto volentieri al progetto 'Learn to climb with Vibram'. Un consiglio è quello di essere curiosi, voglia di imparare e conoscere. In montagna informarsi e documentarsi su tutto, anche se porta via tanto tempo. La conoscenza ti dà anche consapevolezza. Vibram non solo pubblicizza, vuole fare informazione e questo è un grande valore aggiunto, è davvero lodevole" la conclusione dell’alpinista varesino.

©uff. stampa

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