Licciardello: "Occorrono nuovi programmi"

"L'evoluzione non abbraccia l'Italia dell'atletica veloce che deve mettersi alla prova ridiscutendo tutti i suoi punti fermi".

5 Settembre 2015

Claudio Licciardello atleta italiano della velocità, protagonista nella pecialità dei 400 metri, nella quale vanta la seconda prestazione italiana all-time dopo il record italiano di Andrea Barberi con 45"19, nonché vincitore di 2 medaglie, oro nella gara a staffetta 4x400  argento nella gara individuale dei 400 metri, agli europei indoor di Torino del 2009.
 
Nel commentare i risultati e la qualità di quest'ultimo mondiale di atletica a Pechino ha dichiarato che è "incredibile che scendere sotto i 3 minuti, precisamente 2.59.95, non abbia garantito alla staffetta 4x400 l'accesso alla finale maschile. Questo attesta quanto progresso ci sia stato negli ultimi anni in giro per il mondo. Noi siamo rimasti fermi allo stop, mi limitandomi alla disamina sulla velocità, senza andare oltre".
 
Per analizzare lo stato dell'atletica veloce secondo il velocista azzurro bisogna partendo proprio dai tempi, che sono "dati che devono essere presi in considerazione. L'evoluzione non abbraccia l'Italia dell'atletica veloce che deve mettersi alla prova ridiscutendo tutti i suoi punti fermi: dalla periodizzazione dei programmi alla programmazione stessa. Insomma occorre rimboccarsi le maniche".
 
Ma il gap tra l'Italia e le altre nazioni sta aumentando nel corso dell'ultimo decennio.
 
Il livello dell'atletica mondiale è in crescita continua: "lo è dai mondiali di atletica di Osaka del 2007 ed è inarrestabile"
 
La generazione di Licciardello usava l'espressione "vedere le madonne" quando, ci spiega l'ex-quattrocentometrista azzurro "l'acido lattico ti offuscava la vista negli ultimi passi di gara, questa espressione ormai è obsoleta, in quanto sembra che gli atleti moderni non abbiano di questi problemi".
 
La risposta a coloro che giustificano questo gap con il doping è chiara: "attribuire questo cambiamento nella resistenza allo sforzo al doping è troppo facile, sarebbe una considerazione da presuntuosi, troppo da italiani", andando ad analizzare il fenomeno in modo più oggettivo Licciardello ha "notato invece che gli allenamenti sono cambiati: gli esercizi si sono evoluti, la cura che il professionista ha del proprio corpo è adesso più completa".
 
Il suo sguardo al futuro vuole essere "un invito a guardare con entusiasmo chi va più forte di noi piuttosto che criticare con facce schifate. Elaboriamo dei nuovi programmi di allenamento, con più esercizi specifici, con maggior voglia di esplorare, senza copiare ciò che in passato qualcunoha fatto, seppur con qualche successo. Smettiamola di scrivere solamente critiche al sistema, senza aver davvero la voglia di cambiarlo".
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