Come fare i bisogni nella natura

29 Agosto 2021

Quando scappa, scappa. E parliamo di pupù, o cacca. E se succede durante un’escursione ci sono due possibilità. Tenerla finché non si arriva a un rifugio oppure fare i bisogni nella natura. La seconda opzione è sempre l’extrema ratio, nel senso che anche per motivi igienici sarebbe sempre meglio evitare di andare di corpo e lasciare in giro i propri escrementi. Ma se non si può evitare di fare i bisogni nella natura ci sono alcune cose da sapere. La prima è come farli. La seconda è cosa fare delle proprie deiezioni.

Come fare i bisogni nella natura

Fare i bisogni è la cosa più naturale del mondo, ma quando ci si trova su un sentiero di montana, o in un bosco, non lo è più così tanto. Per evitare alcune possibili e spiacevoli conseguenze ben immaginabili (per sé e per gli altri) sostanzialmente esistono 3 modi per farla nella natura, ciascuno dei quali con i propri vantaggi e svantaggi. A voi la scelta.

Accosciati: il modo più immediato. L’importante è scavare un buco (20 cm di profondità, più o meno, e ad almeno 50 metri di distanza dal sentiero, dalla sorgente d’acqua e ovviamente da dove ci si accampa) e poi accosciarsi e fare ciò che si deve fare. Ah, poi ovviamente bisogna ricoprire il buco.

Aggrappati all’albero: se la vegetazione è folta, alta e pungente e accosciarsi non è fattibile, basta scavare il buco a 1 metro da un albero, abbracciarne il fusto e liberarsi.

Seduti su un tronco: la versione comfort, eventualmente ideale anche per leggere un libro. Se c’è nei paraggi un albero crollato o un grosso tronco o masso, basta sedercisi sopra, sporgendo con le terga, e dopo aver scavato la solita buca liberarsi comodamente.

Dove defecare nella natura

Visto il come, c’è anche da dire dove fare i bisogni nella natura. Perché dovrebbe essere del tutto normale intuire che non vanno fatti direttamente sul sentiero, lasciando il proprio ricordo alla vista di tutti. Considerando che nella natura il bagno non è in fondo a destra, la buona norma è quella di allontanarsi di una trentina di metri dal sentiero (per non appestare con il cattivo odore chi passerà in seguito), e comunque rimanere a una distanza di una sessantina di metri dai corsi d’acqua (per non inquinare l’acqua con le feci, con le intuibili conseguenze per chi si abbeverasse a valle, animali o umani che siano).

Prese le distanze dal sentiero e dall’acqua, bisogna poi aver ben chiaro che le deiezioni umane, per quanto organiche e naturali, non si decompongono così velocemente come si crede: le feci umane potrebbero metterci anche 6 mesi prima di scomparire alla vista e all’olfatto. Ciò che può velocizzare questo processo, più che le piogge, è il sole. La cosa ideale sarebbe quindi trovare una radura o uno spazio soleggiato. Trovato questo “posto al sole” sarebbe anche bene scavare un piccolo buco, profondo una quindicina di cm, nel quale seppellire il proprio ricordo. Così facendo si evita che gli animali selvatici possano essere “tentati” dalle nostre deiezioni. Può bastare un bastone con cui rompere un po’ la terra e poi ricoprire il tutto. La stessa cosa vale nel caso ci si trovasse sulla neve.

Se però ci troviamo in alta montagna in estate, dove non c’è terra né neve ma ghiaioni morenici, non resta che trovare una superficie piatta su cui accovacciarsi per espellere il tutto, e poi usare un bastone o una pietra per spalmare il risultato. Così facendo si facilita e velocizza il processo di essicazione, o di eventuale dilavamento da pioggia, e si riducono i tempi di decomposizione. Non è la cosa più piacevole da fare, ma sicuramente la più giusta.

E dopo che ci si è puliti? Ecco, questo è un altro punto da considerare attentamente. La carta si decompone in circa 3 settimane, ma fazzoletti di carta o carta igienica, solitamente trattati per l’uso che ne facciamo, hanno tempi di decomposizione più lunghi. Quelli che veramente vogliono essere a impatto zero rispetto alla natura di solito viaggiano con bustine di plastica a chiusura ermetica in cui mettono tutti questi scarti, e li portano a valle. Di sicuro lasciare il fazzoletto, la carta igienica o ancor peggio le salviettine umidificate – fatte con fibre di cotone e resine plastiche come propilene e poliestere, quindi assolutamente non biodegradabili  – non è la scelta più rispettosa dell’ambiente.

Credits: Wikimedia Commons

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