Premio USSI 2025 al documentario “Stai fermo lì”

Articolo di redazione-sportal

Premiato ad Aci Sant'Antonio il documentario della giornalista Clementina Speranza, che racconta la storia di Babak Monazzami.

Siamo in Sicilia, nel verde dei Giardini pubblici di Aci Sant’Antonio, dove nella modernissima arena sono stati assegnati i Premi USSI Estate 2025. Si tratta di riconoscimenti che giornalisti sportivi aderenti all’ente assegnano per il merito sportivo, per la carriera, per la solidarità legata allo sport. “È una tradizione che si rinnova nel segno della continuità e nel segno del dell’attenzione che l’Unione Stampa Sportiva Italiana ha verso eccellenze sportive ed è rivolta anche a coloro che lavorano ai margini dello sport e mi riferisco a persone che si occupano di sociale attraverso lo sport”, spiega il Presidente Rizzo.

È il caso della menzione speciale a Clementina Speranza per il suo documentario “Stai fermo lì”. La pellicola è una testimonianza diretta, parla delle persecuzioni subite in Iran da Babak Monazzami, del suo felice inserimento in Italia e delle ingiustizie ancora oggi subite in Germania.

“Stai fermo lì” è un documentario con taglio giornalistico in cui il protagonista, un giovane poliedrico artista persiano appassionato di calcio e volto noto in Italia per il video musicale con Giusy Ferreri, si racconta. È sottotitolato in inglese, francese e coreano perché è volato fino a Ulsan (Sud Corea). Ha già ricevuto riconoscimenti importanti come il Premio per la Pace rilasciato dall’Ambasciata Svizzera in Italia all’interno del Festival Del Cinema dei Diritti Umani di Napoli e come Miglior Film CineMigrare 2024 all’interno del Festival Via dei Corti.

“La collega Clementina Speranza è la rappresentazione plastica di come noi giornalisti abbiamo l’obbligo di tenere in considerazione anche gli aspetti che sono marginali rispetto allo sport perché qui il gol, il cross valgono poco. Vale la storia che è riuscita a realizzare attraverso la sceneggiatura, le immagini a copertura, un lavoro importante anche come editing. Ed è per questo che Clementina ha fatto gol a nome di Babak, protagonista di una storia che sicuramente avrebbe fatto a meno di vivere così”, ha affermato il Presidente USSI Sicilia Gaetano Rizzo durante la premiazione.

“Il documentario nella versione di 60 minuti presenta un nuovo montaggio. È diviso in racconti e 3 di questi riguardano lo sport: uno il badminton e 2 il calcio”, ha spiegato la regista. È stato proiettato un estratto di 90 secondi, in cui Babak racconta che amava il calcio italiano, tanto che aveva imparato un po’ di italiano seguendo, in Iran, le telecronache delle partite di serie A. “Babak imitava i calciatori di quegli anni: aveva i capelli come Nesta e Maldini, e il pizzetto alla Roberto Baggio, suo giocatore preferito, pertanto mi piacerebbe poter regalare un momento di gioia a Babak che sta attraversando un periodo di grande difficoltà, facendogli incontrare il suo idolo e chiedo aiuto ai colleghi per rintracciare il grande Robby Baggio”, dice Clementina. Speranza.

Nella pellicola Babak racconta che il suo professore di educazione fisica (Yazdan Parast), uno degli arbitri più famosi in tutta Asia, gli consiglia di intraprendere la carriera calcistica. Lo presenta a uno degli allenatori più famosi di quella città, Hossein Charkhabi, famosissimo talent scout. Lui ha scoperto Ahmadreza Abedzadeh, il portiere più importante e più famoso di tutta la storia calcistica dell’Iran. Hossein Charkhabi presenta Babak all’allenatore della Nazionale under diciotto, Hamid Derakhshan, e intorno al 2001 si era trasferito a Teheran per giocare a calcio con la Nazionale under 18, ma è stato espulso prima di entrare in campo perché non aveva i capelli corti e aveva il pizzetto. Quel giorno, infatti, era presente un manager della federazione per il quale erano fondamentali i valori islamici e ha contestato il suo aspetto “troppo occidentale”. E lo ha mandato a casa…

Nel film si racconta, poi, un altro episodio che riguarda il calcio. Nel 2008 il giovane persiano fugge dall’Iran, ed è così che si salva. Arriva a Milano, dove è supportato dal dottor Italo Siena fondatore del Naga-Har, centro di accoglienza per rifugiati e vittime di tortura. E lì Babak organizza un torneo di Calcio. “Il progetto, che prevedeva lo sport-terapia come aiuto ai rifugiati in depressione, è piaciuto a Inter e Juve e ci hanno appoggiati”, racconta Babak nel documentario.

D’accordo con il Presidente della Federazione Italiana Badminton faremo una proiezione a Milano nei campi di Badminton e c’è in cantiere l’idea di una proiezione del documentario in un campo di calcio con una squadra, per far rivivere momenti felici a Babak.

Com’è nata l’idea di questo documentario? “Per dare voce a Babak. L’idea di fare uscire il documentario cui stavamo lavorando da tempo nasce quando Babak è stato pesantemente aggredito durante “donna, vita, libertà”, a Berlino mentre manifestava per la libertà del suo Paese.

In questa occasione gli organi di stampa non ne hanno dato notizia in Italia e mi è sembrato giusto fornire una testimonianza. Inoltre i riflettori orientati sulle discriminazioni subite dalle donne, trascuravano gli altri tipi di violenza”, ha risposto Clementina Speranza.

Babak aveva 3 anni durante i bombardamenti degli aerei iracheni, quando con la sua famiglia si rifugiò sulle montagne. La vita di Babak inizia scappando e purtroppo prosegue ancora così. Oggi ha la cittadinanza tedesca, vive in Germania, continua a lottare per affermare i suoi diritti e a seguito di una recente aggressione vicino casa è stato costretto a lasciare la città dove viveva.

Tra i premiati per lo sport siciliano Marco Biagianti, l’ex capitano del Calcio Catania, oggi allenatore, a cui è stato conferito un premio alla carriera. Riconoscimenti speciali sono stati assegnati al presidente regionale del Coni, Enzo Falzone, al presidente della Lega nazionale dilettanti Federcalcio Sicilia, Sandro Morgana e all’allenatore di calcio Alfio Torrisi che ha ritirato il premio dell’Anno 2024.

I premi sono andati anche al giornalista Michele Amato che racconta il mondo dell’atletica siciliana e non solo; al fotoreporter Davide De Maida che segue il Catania beach soccer ma è appassionato di tutto ciò che lega la fotografia al mondo sportivo; alla squadra di calcio a 5 Futsal Aci Sant’Antonio; alla scuola calcio Stella nascente dei fratelli Femiano; al pilota di kart Domenico Cubeda; alla squadra di calcio a 11 dell’Athletic Palermo per la promozione in Serie D della formazione maschile e per i successi in campo femminile e nel calcio a 5. E, ancora, a Lucio Fugazzotto, protagonista ad alti livelli nel canottaggio, alla coppia di giocatori di beach soccer Orazio Campagna e Gabriele Barbagallo; ai giocatori di beach volley Geri Ndrecaj e Franco Arezzo. Premi alla carriera sono andati a Orazio Trovato, pioniere nel pattinaggio, protagonista da atleta, tecnico e dirigente in ambito anche nazionale, e all’ex calciatore Salvatore Avola che, dopo avere appeso le scarpe al chiodo, si è affermato come dirigente d’azienda in contesti di rilievo. Per sottolineare il rapporto fra sport e fede, poi, premio a don Raffaele Aprile, tornato a calcare con successo i campi di pallavolo unendo la vocazione cristiana a quella sportiva.

Nel corso della serata anche i messaggi di saluto del Presidente dell’Ordine dei giornalisti Sicilia Concetto Mannisi, e del presidente dell’Inpgi, Roberto Ginex, nonché gli interventi sul palco della vicepresidente regionale dell’Ordine dei giornalisti, Laura Simoncini, del vicesegretario regionale dell’Associazione Siciliana della Stampa, Filippo Romeo, il quale ha rappresentato anche la presidente del consiglio regionale, Tiziana Tavella, ed il segretario regionale, Giuseppe Rizzuto, e del presidente regionale dell’Unione Cattolica Stampa Italiana, Domenico Interdonato.

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