Parte da Madrid la NBA europea

Televisivamente parlando si tratta di 25.000 ore, 2,4 bilioni di telespettatori, 750 milioni sulla rete. Si parte dai dati dell’ultima stagione. In Europa l’evento dell’anno, con tante scuse della neonata FIBA Champions League, ha puntato su Madrid per una storica alzata di sipario col match Real MadridOlympiacos che i 9 campioni d’Europa hanno vinto nettamente con Llull e il 17enne sloveno Luka Doncic. Si sono celebrati i primi 15 anni di vita del torneo e l’inizio di una “nuova era” dell’Euroleague che sganciandosi dall’area FIBA, pur ancora ossequiosa del regolamento tecnico, entra nella sfera della potente multinazionale dello sport (l’americana IMG) per essere la NBA europea. E se un colosso della comunicazione e del marketing “overseas” sceglie il Vecchio Continente invece della “sua” NBA, significa che l’affare c’è.

In sintesi il  nuovo format offre: incentivi economici in progressione al risultato e alle singole vittorie, 16 squadre (per ora), playoff e Final Four. C’è però la spada di Damocle della FIBA Champions League, uno slalom parallelo che senza una pace armata, anche nel nome degli interessi e del gioco e delle piccole federazioni, sarebbe insostenibile.

Sbagliato farsi la guerra quando nel frattempo i migliori europei vanno diritti nella NBA. Questa stagione sono 10 gli spagnoli, idem i francesi. E i tre migliori gioielli d’Europa, i ventenni croati Saric, Hezonja e Bender, nel giro di una stagione sono andati nella NBA.

Soltanto il Real Madrid può sfidare economicamente gli americani. Alcuni anni fa fece rientrare dalla NBA Rudy Fernandez con contratto-record pluriennale di 2,6 milioni di euro stagionale. Dopo gli ultimi Europei ha blindato Sergi Llull, oggi il suo miglior giocatore, con un contratto a vita. Se volesse giocare con gli Houston, titolari dei diritti del draft, il “minorchino” dovrebbe pagare una penale di 6 milioni di euro. Fra tasse e annessi e connessi significherebbe dover giocare gratuitamente nella NBA per due stagioni.

L’Italia è presente con l’Armani. Ha vinto nel 2001 con la Virtus Bologna, la seconda dei bolognesi, quando la Coppa dei Campioni cambiava volto. Sono 13 le vittorie totali. In precedenza Milano si era fermata  con 3 vittorie al 1988, Roma con 1 nel 1984, Cantù con 2 nel 1983, Varese con 5 nel 1976. Hanno giocato la finale anche Benetton e Fortitudo. Da ben 15 anni da quando è nata l’Euroleague, non ha più vinto, idem l’Eurocup. Niente finale nemmeno ai tempi dello splendore senese, ma raccolta di platonici terzi posti. Quando il  budget  alimentato dalla sua famosa banca lo consentiva e lo chiedeva.

Ha avuto, il Bel Paese, anche ben quattro partecipanti nello stesso anno. Non ha più oggi il primato, ma nell’albo d’oro è sempre ai vertici, gli ultimi 15 anni sono quelli dell’oscurantismo che hanno nomi e cognomi di quelli ancora arroccati al potere. Sotto canestro la Seconda Repubblica non è nemmeno mai lontanamente iniziata, la luce si è spenta quando i grandi cervelli del boom (Coccia, Primo, Vinci, Rubini, se vogliamo Rovati e Porelli, sono passati a miglior vita.

Nell’anno della svolta è strano vedere l’Armani ammessa sub-judice. Questo perché nel nuovo format l’Italia – come la Francia – non ha diritto a un posto anche se vince lo scudetto, ma c’è essendo l’Armani fra gli azionisti (11 club e l’Unione delle Leghe Europee) e grazie alla “ragion di stato” italico-sportiva.  Nonostante i mugugni delle 3 squadre escluse invece dall’Eurocup (Sassari, Trento, Reggio Emilia) per aver firmato per il torneo concorrente della FIBA, a Milano è stato riconosciuto un precedente contratto in essere con l’organizzazione di Barcellona.

Si tratta di un atto d’imperio, un ukase o qualcos’altro?. Non c’è stata certo par condicio fra i club italiani. Forse un niet duro avrebbe comportato un’aspra battaglia giudiziaria pericolosa per Fip e CONI con richieste di risarcimento stellare. Senza dimenticare la diplomazia e gli affari: gli ottimi rapporti personali fra Giorgio Armani e i due presidenti del CONI, l’ex Gianni Petrucci visto a Milano indossare la “scarpette rosse” nella celebrazione degli 80 anni dell’Olimpia, e il successore Giovanni Malagò. Entrambi i nostri presidenti dello sport, inoltre, hanno vinto almeno l’Olimpiade dell’eleganza nella sfilata alle ultime due Olimpiadi. Per cui Armani è ormai una specie di griffe di stato, e anche il premier del Governo recentemente al gala della moda milanese si è intrattenuto con “Re Giorgio”, o no?

L’Italia è presente con i suoi pochi ma qualificati giocatori italiani dell’Armani (Alessandro Gentile e Andrea Cinciarini e i debuttati Abass e Pascolo, forse anche l’acerbo La Torre perché il discorso delle quote-giocatori non è lo stesso della LBA), Gigi Datome (Fenerbahce), Niccolò Melli (Bamberg), Daniel Hackett (Olympiacos) ai quali si aggiunge questa stagione Andrea Bargnani. Scaricato dalla NBA nella quale entrò nel 2006 da n.1 del draft con un quinquennale a 45 milioni di dollari. Torna in Europa per vestire la maglia del Baskonia che gli ha offerto 1,5 milioni di euro, cifra che solo Milano poteva pareggiare, forse l’unica ad aver creduto veramente in lui. Vedremo cosa combinerà, compiuti 30 anni e dopo troppi infortuni. In ogni caso  dopo 3 giornate della Liga Endesa,  è il giocatore che tira più volte, 45, anche se la sua percentuale nelle triple al momento brillante non è (4/11). Lasciano poi perplessi i soli 2 assist. Seriosamente, Marca sottolinea che tira a tutto spiano, “dal momento in cui si allaccia le scarpe”, ma “almeno stavolta non si nasconde”.

Fra gli allenatori nelle due coppe, l’unico e il più internazionale per squadre allenate all’estero è in Euroleague il milanese Andrea Trinchieri che guida Bamberg, mina vagante. Ha avuto l’onore  in passato di allenare la nazionale greca e nei giorni scorsi quello di illustrare allo stage arbitrale di Belgrado le novità del gioco in rappresentanza dei 15 colleghi. Rientra invece dopo il “coitus interruptus” azzurro Simone Pianigiani: guiderà l’Hapoel Gerusalemme in Eurocup.

Calendario prima giornata:

EUROLEAGUE – 12 ottobre,  OPENING (Madrid): REAL MADRID-Olympiacos Atene  83-65 (spett. 11.723;24-17, 18-23; 20-13,  21-12; 22 S.llyl 4/5 da3 tl4/5 4a, 11 L.Doncic 2/5 da3 tl5/5 5e 3a val14; 17 M.Lojeski 3/6 da3 4a, 12 V.Spanoulis 2/5 2/5 da3 4r 5a; 6 D.Hackett 2/3 0/1 da3 tl2/2). Giovedì  13 ottobre: Istanbul (ore 19): GalatasarayCSKA Mosca;Milano-Forum (ore 20): ARMANI-Maccabi Tel Aviv; Belgrado (ore 21): Stella Rossa-Darussafaka Dogus. Venerdì 14 ottobre: Kazan (ore 18): Unics Kazan-Barcellona; Istanbul (ore 19.30: Fenerbahce-Brose Bamberg; Atene (ore 20.15): PanathinaikosZalgiris Kaunas; Vitoria (ore 21): Baskonia-Efes Istanbul.

EUROCUP – 1a g. qualificazioni: 20 squadre divise in 4 gironi, senza italiane. La vincitrice si qualifica per l’Euroleague 2017-18. GIRONE A: PANEVEZYS-Mzt Skopje 90-89; GRAN CANARIA-Cedevita Zagabria 101-76. Riposa: Nihzhny Novgorod. GIRONE B: Khimki MOSCA-Lietvos Vilnius 76-71; Alba BERLINO-Fuenlabrada 88-81. Riposa Bilbao. GIRONE C: Zenith SAN PIETROBURGO-Bayern Monaco 80-77; Ucam MURCIA-Budocnost Podgorica 86-77. Riposa Unicaja Malaga. GIRONE D: VALENCIA-Ulm 95-58; Olimpia Lubiana-Lokomotiv KUBAN 64-72- Riposa: Hapoel Tel Aviv

A cura di ENRICO CAMPANA

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