Posizione della mano nel nuoto: ecco come tenerla per andare più veloce

25 Agosto 2021

In acqua la tecnica conta quanto la preparazione fisica e anche la posizione della mano nel nuoto può fare la differenza quando si tratta di andare più veloce o nuotare più a lungo con meno fatica. Si tratta semplicemente di sfruttare le leggi della fisica in modo massimamente efficiente. Un gruppo misto di ricercatori olandesi della Eindhoven University of Technology, della Delft University of Technology e del J.M. Burgers Centre for Fluid Dynamics, sembra sia riuscito a definire quale sia la corretta posizione della mano nel nuoto per una bracciata efficiente.

Posizione della mano nel nuoto: ecco come tenerla per sfruttare l’attrito e andare più veloce

Lo studio è stato presentato alla convention dell’American Physical Society e racconta di una ricerca volta a capire come migliorare le prestazioni affinando la posizione in acqua. La spinta propulsiva nel nuoto viene data soprattutto dalle braccia, in un processo di azione e reazione in cui la forza esercitata dal nuotatore per ‘spostare l’acqua’ gli viene restituita nella spinta. La novità interessante è la possibilità di utilizzare l’attrito dell’acqua, aspetto che i nuotatori in generale cercano in realtà di combattere. Il team sostiene che se aumentiamo il coefficiente di attrito, aumentiamo la spinta. Per scoprirlo sono stati eseguiti test in galleria del vento sul modello 3D di una mano e combinati con altre simulazioni nel campo della fluido dinamica.

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Mano “a rastrello”

Il risultato che emerge è che la mano aperta “a rastrello” (più aperta) è meglio di quella “a pagaia” (più chiusa) in termini di efficienza della bracciata. Sembra che la posizione ideale della mano sia quella con l’apertura di 10° fra un dito e l’altro, cosa che aiuta a aumentare la velocità, diminuendo la dissipazione della potenza. Si tratta di una posizione piuttosto naturale da tenere, con le dita di poco distanziate.  Secondo lo studio, che conferma teorie già circolanti sul tema, così facendo si ottiene un incremento del 2-5% del coefficiente di attrito: non moltissimo a dire il vero in termini assoluti, ma un dato che ad alto livello, dove ci si gioca la vittoria sul filo dei centesimi, può fare la differenza.

Attenzione: stiamo sempre parlando di teoria: ora il gruppo olandese eseguirà test in una vasca d’acqua, dove il modello della mano sarà collegato a un robot in grado di riprodurre movimenti reali che si effettuano nella nuotata.

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