L’Eroica, e perché questa corsa in bici d’epoca è passata da 78 a migliaia di partecipanti

1 Ottobre 2021

A proposito de l’Eroica, la corsa ciclistica che dal 1997, a inizio ottobre, convoca ciclisti d’epoca a Gaiole in Chianti ed è ormai un successo clamoroso, con parecchie migliaia di partecipanti, è una corsa che al suo interno ha mille storie: vale la pena raccontare come è nata e come si è evoluta per capire perché è diventata una delle granfondo più amate al mondo.

La prima Eroica

Debuttò nel 1997 con 78 indomiti pronti a celebrare gli “sterri” del Senese a bordo di bici che facevano tenerezza e un filo di commozione: mezzi di oltre 50 anni guidate da signori – allora sì, una prova di genere, coniugata soltanto al maschile – vestiti come se il tempo si fosse fermato. In parecchi casi provvisti di baffi, a manubrio, è ovvio, come le loro biciclette. Rigorosamente veri, non posticci.

Il ciclismo di una volta

Abbigliamento rigorosamente d’antan, maglie da ciclisti di quella lana ruvida che dava sempre prurito e in caso di pioggia, tutte zuppe, valeva un chilo in più, non richiesto. Stessa sorte per i pantaloncini che, nell’acquazzone, tendevano a scendere verso il ginocchio (da qui le bretelle, per molti d’ordinanza). A celebrare il ciclismo di una volta, un tuffo nella memoria.

eroica_3Ci arrivano da tutto il mondo

Venendo ai giorni nostri è solo mutato il numero, ingigantitosi in progressione, e le donne non sono una sparuta minoranza, in bici d’ordinanza. Oggi a Gaiole, sulle strade bianche del Senese, convengono in più di settemila, in larga parte stranieri, attratti dai luoghi ma soprattutto dall’atmosfera che i più fortunati, coloro che già hanno vissuto l’esperienza, hanno raccontato agli amici. Vengono da lontano, l’aereo li muove da tutti i continenti, potenza del passaparola in un mondo che vive di promozioni milionarie. Altrove, non per l’Eroica.

Biciclette rigorosamente d’epoca

Sono ringiovanite le sole bici, oggi sono considerate d’epoca, e perciò ammesse, quelle di almeno trent’anni, ma il titanio e i compositi (figli del carbonio) non hanno cittadinanza. L’abbigliamento non ha subito deroghe, tutto come la prima volta, nel 1997.

eroica_4L’Eroica, una festa che unisce

L’Eroica è quasi un mito per lo spirito di chi la frequenta. Gli esaltati non hanno cittadinanza a Gaiole e dintorni, ci si va per stare insieme, partecipare di un rito antico, di comunità perché la bici accomuna i semplici, cioè i migliori. Incontri che ricorrono, amicizie che si consolidano di anno in anno perché non c’è altro modo di trovarsi; grandi sorrisi, il vociare di adulti che tornano bambini, allegria mai forzata in attesa delle fatiche, ciascuno se la sceglie.

>Leggi anche Andare in bici fa bene all’amore

Cinque percorsi, ma niente agonismi

Cinque i tracciati, il più lungo è per fachiri (209 km per non meno di undici ore sui pedali), il corto (46 km) è per chi vuole soltanto godere del paesaggio, anche se le strade bianche, gli sterri, sono comunque impegnativi, continui saliscendi e rischi di scivolar via, soprattutto in caso di pioggia, che spesso non è mancata. L’Eroica non è una gara, gli unici agonismi sono le piccole sfide con se stessi, per coloro che, identico il percorso scelto, vogliono far meglio della volta precedente. Soddisfazioni intime.

eroica_5Ristori per nulla dietetici

L’Eroica è ristoro delle coscienze e ristori, affascinanti, lungo i tracciati. Ristori mai dietetici. Si sosta per la finocchiona, salume indigeno, la ribollita e il vino che da quelle parti, e non solo, mette euforia. Ma chi indugia ai ristori poi procede lemme lemme, digerire in bici è fatica. Eroica.

Photo credits: eroica.it; tiralento.it; chiantilife; caravambacci.com

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