Che weekend difficile per la Beneamata. Da venerdì a domenica solo brutte notizie per un'Inter uscita in modo trionfale dalla scorsa stagione e rientrata altrettanto in pompa magna in quella nuova con la conquista del quarto titolo di fila, nella Supercoppa contro la Roma solo sabato scorso al Meazza. Invece, a partire dalla brutta prestazione di Montecarlo con l'Atletico Madrid, che ha negato il pokerissimo ai nerazzurri, con la Supercoppa Europea volata nella bacheca colchonera, ecco aprirsi una tre giorni da tregenda.
Ci si mette Kuyt (e soprattutto il tecnico dei Reds Hodgson), che si reinnamora del Liverpool e rigetta il corteggiamento di Moratti, prosegue il Barcellona, che con un blitz si prende Mascherano, il carico pesante lo mettono il Milan e Galliani con il colpaccio Ibra, poi, dopo un sussulto legato alle brutte prestazioni di Roma e Juventus, sulla carta le rivali più accreditate sulla strada del sesto scudetto di fila, la super serata del Diavolo, che al Meazza fa la festa a Zlatan, col Lecce invitato speciale e quasi consenziente, mette in vetrina Dinho e Pato, preannuncia, per bocca di Berlusconi un altro ingaggio stellare (Robinho) e chiude attraverso lo stesso bomber di Malmoe pizzicando club e squadra (l'icona Zanetti in particolare) come se il passato non contasse davvero più nulla.
In questo scenario da incubo s'innestano le due ultime giornate di mercato, in cui sembra davvero esserci poco da raccattare, nonostante le richieste chiare di Benitez di qualche rinforzo alla rosa, e il posticipo di Bologna, da affrontare col morale bassino, tante tossine da smaltire, e assenze pensati (Maicon quella dell'ultima ora).
Insomma, l'Inter di scena al Dall'Ara deve spazzare via i dubbi su condizione fisica, fame di vittorie e crisi di fiducia, sintomi apparsi senza preavviso di recente e forse per questo ancora più preoccupanti. Manca un po' di cattiveria a questa squadra, solo l'ombra, sul piano del carattere, di quella assetata di risultati di soli tre mesi fa, con Mourinho in panchina.
E proprio la metabolizzazione dell'addio al portoghese pare essere, nonostante i tentativi dell'ambiente di celarlo, il punto nodale. Serve ritrovare un'Inter vecchia maniera, rossoblu permettendo, per rispondere sul campo ai cugini, ribadire una leadership sulla carta ancora netta ma da verificare, anche alla luce delle novità tattiche imposte dal mister spagnolo (quanta paura quella difesa così alta...) e dal cambio di "tensione" imposto al gruppo. Alle 22.30 il primo verdetto.
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