Atlanta bastona Boston, Kerr n.1

Tanto di cappello a Steve Kerr, meritatamente Coach of The Year davanti a Terry Stotts, tagliato (con successo) da Valerio Bianchini come americano nell’anno del secondo titolo di Cantù, anche se di questo prestigioso premio parleremo più avanti. Più importante un altro tema, di stringente attualità: gli infortuni. Per un famoso guru dell’atletica leggera la NBA è il torneo più massacrante dello sport. Se ne parla da tempo anche dentro l’Associazione Giocatori, ma gli interessi sono alti e la primavera è la stagione del grande basket e nessuno, dagli stessi giocatori, proprietari e tv, è disposto a una deregulation di questo roller-ball.

Le 82 partite della regular season fanno pagare un caro prezzo ai giocatori (e allo spettacolo): e dopo la distorsione al ginocchio destro di Stephen Curry, la star delle star, che ne avrà per due settimane per essere scivolato in un “laghetto” di sudore al suo rientro a Houston dopo 2 gare di assenza per un problema alla caviglia nel duro scontro fisico con Patrick Beverley, per i Clippers  il bollettino medico dopo la gara di lunedì a Portland è pesantissimo.

 Questa notte  la prima squadra losangelina nelle ultime stagioni partono da 2 pari con la più giovane fra le 16 dei playoff mettendo Austin Rivers e Jeff Green al posto di Chris Paul (frattura al terzo metacarpo della mano destra) e Blake Griffin (stiramento del quadricipite sinistro). Per i due bigs stagione finita, anche se in realtà il divino regista CP3 fra 6 settimane potrebbe teoricamente  giocare la finale per il titolo, chimerica possibilità per i Velieri del Pacifico che rimangono la grande incompiuta della NBA. E nella transumanza, da Buffalo a San Diego e infine a Los Angeles, non hanno mai superato il secondo turno dei playoff per una serie di traversie. Fra le più recenti: nel 4014 le frasi razzistiche del suo proprietario Donald Sterling costretto a vendere il club su ordine del commissioner e l’anno passato il crollo sul 3-1 con Houston quando si pregustava già la finale dell’Ovest.

I bravi colleghi  americani fanno notare  che le 3 stagioni di Doc (o meglio chiamarlo Dog…?)  Rivers, president-coach,  sono state fra le più jellate, ma esaltano anche le sue imprese di Boston quando gli venne a mancare  Kevin Garnett. Lui non fa una piega, e prima della gara di stanotte con gli incredibili Trail Blazers di Stotts (vogliamo parlare dell’esplosione di Mason Plumlee, e della più unica che rara doppia-doppia, rimbalzi-assist del centrone bianco di gara4?) parla per metafora: “Dopo la tempesta smette di piovere, e dobbiamo ragionare sull’oggi concentrandosi su questa gara”. E chiede aiuto al figlio Austin, al quale come presidente ha rinnovato nella scorsa estate un buon contratto pluriennale da oltre 3 milioni all’anno. Verra ripagato?

Sempre stanotte gara5 a Miami con Charlotte in rimonta, non più Cenerentola nemmeno nei playoff dopo le due gare vinte in casa sua senza Batum (caviglia) e in grado con i suoi tre centri di vincere ai rimbalzi con gli Heat, forse tentati di rimettere in campo  l’All Star Chris Bosh fermo da metà febbraio per il pericolo di un embolo polmonare. Pericolo he per i medici è rientrato.

I Warriors  senza Curry per la terza volta in questi playoff hanno due match ball sul 3-1 si tengono il profilo basso, l’unico a parlare di vittoria sicura è un rivale, il 38enne Jason Terry. Peccato avesse detto la stessa cosa nella regular season: se i Rockets vanno fuori, verrà ribattezzato l’oracolo della NBA per le sue bislacche predizioni.

Martedì notte Boston che aveva rimontato da 0/2 è stata suonata  per bene da Atlanta dopo un promettente inizio (20/15). Gli Hawks hanno chiuso il conto nel secondo (32-19) e terzo quarto (42-23) schizzando a +28 e mantenendo il vantaggio con una gara corale.

Dalla sua ottima panchina (Hardaway, Humpries, Schroder) è assurto agli onor della cronaca con 17 punti il 27enne Mike Scott, ex giocatore di Virginia Un, da quattro stagioni  ad Atlanta e che nelle 263 partite è stato starter solo 7 volte e non ha mai superato i 10 punti di media scendendo a 6,2 quest’anno . Sotto di 31 punti nel finale, Thomas si è arreso per una storta alla caviglia e lui, top-scorer a sorpresa dei playoff, ha finito con 7 punti lamentandosi di aver avuto addosso per tutta la gara 2-3 giocatori. Lo svedese Jonas Jerebko ancora preferito a Sullinger nel quintetto è stato il migliore ai rimbalzi (8 e 6 punti, 2 triple sbagliate); Joe Crowder con problemi alla caviglia ha fatto leggermente meglio in questa sua serie sofferta: 4/10, 2/6 da 3. Alla sua altezza invece Turner (15 punti), si avverte la mancanza di una pedina sicura come Avery Bradley. In quel gruppo l’unico a non perdere mai sembra  Brad Stevens considerato il genio ancor prima di avere vinto un titolo, ma fuori dalle esplorazioni a ventagli dei Lakers per il dopo-Scott fra i quali c’è anche Ettore Messina che ha lavorato in passato come assistente di Mike Brown.

Per chiudere il discorso sulla notte di Atlanta, per capire meglio la differenza di valori abissali, a parte i 7 punti di Thomas bastano le cifre rimbalzi-assist: 51-30 per gli Hawks, 44-19 per i Celtics che hanno tirato anhe male da 3 (7/29, 24%).

Indiana stava vincendo  di 13 a Toronto nell’ultimo quarto, sembrava ben messa per fare il bis sul campo dei  Raptors che hanno lasciato in panchina  Luis Scola preferendogli Patterson  (gara così così: 3/10 1/4 a3 in 26 minuti) e risvegliati da Corey Joseph e soprattutto da DeMarr DeRozan in ombra nella serie e con 34 punti top scorer della giornata. Formidabile è stato l’impatto del congolese Bisack Biyombo che a soli 23 anni sta giocando la sua quarta stagione NBA e come vice del centro (Valanciunas) spesso fa meglio del titolare: 16 rimbalzi.  A Indiana non è bastato un gradissimo Paul George, peccato non vederlo alle Olimpiadi:  micidiale al tiro, 11/19, 5 triple su11, 12 liberi su 12 più 8 rimbalzi e 8 assist e 2 recuperi. C’è stato anche il terzo tecnico in altrettante gare e un diverbio con Kyle Lowry.

Per la votazione del Coach Of The Year, i 130 giornalisti hanno votato 9 nomi, per la prima volta due della stessa squadra: il vincitore Steve Kerr che dal 22 gennaio ha preso in mano la squadra che Luke Walton (39/4) aveva portato al  24/0 record iniziale di successi per e leghe professionistiche. Dietro Kerr (381 voti) un agguerrito Terry Stotts (335) che ha esaltato il dopo-Aldridge. Poi, con la metà dei voti dei primi 2 il solito Gregg Popovic (166), la novità Steve Clifford di Charlotte (98), poi Dwayne Casey (83) per il 2 posto all’Est, Brad Stevens (74), Dave Joerger di Memphis (11) e all’8° posto a pari merito con 5 voti Doc Rivers (Clippers) e Luke Walton favorito per la panchina dei Lakers più che per New York che per Draymond Green, il suo pilastro, meritava di più.

“Quando sono tornato mi sono detto: sono appena in tempo, devo farlo adesso e fortunatamente questo mi ha permesso di essere coinvolto ogni giorno da una serie di fattori che mi hanno aiutato di dare il meglio rispetto al passato. Non sono ancora al meglio ho qualche problema, ma sono felice di stare con i miei giocatori”, questo il commento di Steve Kerr una grande persona la cui storia vede intrecciarsi fortuna e sfortuna, come in quest’ultimo caso l’operazione alla schiena ma riuscita che per poco non gli costava la carriera. a si sa quanto siano forti dentro i sopravvissuti.

STANOTTE –  EST, Gara5: Miami-Charlotte (2/2). OVEST, Gara5: LA Clippers-Portland (2/2), Golden State-Houston (3/1)

SKY TV – Oggi  27 aprile Hawks-Celtics  in differita ore 14 e 22.30 SS 2HD

RISULTATI PLAYOFF quarti di finale. EST: TORONTO-Iniana 102-99 (3-2; 34 D.DeRozan 10/22 2/4 da3 tl12/13, 14 K.Lowry 3/11 1/5 da3 tl7/8 4t 5a, 11 J.Valanciunas 5r 4pe, 10 B.Biyombo 16r; 39 P.George 11/19 5/11 da3 tl12/12 8r 8a 2re, 15 G.Hill 4/7 da3, 14 M.Turner 8r); ATLANTA-Boston 110-83 (3/2; 17 M.Scott 5r, 16 J.Teague, 16 K.Bazemore 4/9, 10  P.Millsap 8r 6a, 6 A.Horford 2/11  0/2 da3 8r; 15 E.Turner 5/10 5r, 10 J.rowder 4/10 2/6 a3, 7 I.Thomas 3/12  0/4 da3 tl1/3 3a,  6 J.Jerebko 2/4 0/2 da3 8r).

A cura di ENRICO CAMPANA

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