Il grande cuore di Marco Simoncelli

Il SIC Supermoto Day torna a Latina il 26 e 27 novembre, e questo lo sappiamo già. La formula proposta quest’anno gira attorno al Supermotard, come già avvenuto nelle prime tre edizioni del SIC Supermoto Day.

Dove vengono investiti i soldi devoluti alla Fondazione Marco Simoncelli? I finanziamenti sono concentrati su un unico progetto e un’unica area di intervento e ancora da completare, per il quale il SIC SM DAY ha sempre destinato un contributo, piccolo o grande che sia.
La formula proposta a Misano lo scorso anno, non ha mostrato un alto gradimento e per questo non sono state raggiunte cifre importanti da devolvere alla Fondazione Marco Simoncelli. Gli organizzatori hanno rivolto qualche domanda a Paolo, papà dell’indimenticabile Marco Simoncelli, per fargli ribadire gli impegni di questa onlus, ma anche altro. 
 
Quali sono state le opere più importanti realizzate e quali saranno le prossime a cui il SIC SM Day potrà contribuire?

“Essendo una fondazione piccola – ci spiega Paolo – ci dedichiamo ad un solo progetto alla volta e ancora siamo nel pieno di quello ormai annunciato 3 anni fa. Stiamo costruendo un centro diurno per ragazzi disabili a Coriano. I lavori sono iniziati lo scorso novembre e continueranno fino al prossimo. Nel frattempo abbiamo aiutato la croce rossa di Rimini ad acquistare un autoambulanza pediatrica, loro come ringraziamento hanno messo il volto di Marco sulla fiancata del veicolo”.
 
Marco aveva questa propensione e capacità di aiutare il prossimo?

“Non eravamo certamente ai livelli di fondazione, non faceva allora quello che la fondazione sta facendo oggi, si era solo trovato bene e aveva imparato tanto andando a trovare dei ragazzi affetti da gravi disabilità vicino a casa sua, nella comunità di Montetauro”.
 
Quali sensazioni/emozioni si provano adoperandosi per gli altri?

“Inizialmente non sapevamo cosa volesse dire aprire una fondazione per aiutare gli altri. Oggi sò, dopo aver incontrato i bambini dell’orfanotrofio della Francesca Rava Fondazione, a San Pedro de Macoriz nel 2012, che la vita non gliela cambi, di certo non noi che non siamo l’Unicef o La Caritas, ma permettimi, qui cito Jojo Moyes: “sapere che nella vita hai delle possibilità è un lusso”, e sapere che gliele possiamo aver date noi è un motivo di grande soddisfazione”.

Parliamo di Federico Capogna. Nonostante lo scorso anno non sia stata raccolta una grandissima cifra, ha avuto l’opportunità di comprendere i punti di forza e quelli di debolezza di questa manifestazione. Adesso, un anno dopo, è tornato più forte di prima proponendo un evento come sempre interessante come fosse la prima edizione.

“Di solito, quando un evento riesce male quindi non riesce, si molla. C’è chi cambia location, chi cambia format e chi addirittura cambia anche il destinatario finale, Voglio dire che poteva benissimo fare un altro evento, diverso, e raccogliere i soldi per altre fondazioni che, come noi, aiutano altri bambini o destinarli a chi aiuta le vittime post incidenti stradali, invece lui (Federico) non ha mollato. E’ ancora qui a cercare di darci una mano, è tornato a casa nella sua città con la stessa voglia di fare del primo anno”.

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