Eurolega, finale tra outsider

Real Madrid e Cska Mosca, favorite della vigilia, si sono dovute inchinare a Fenerbahce e Olympiacos.

datome

Al Sinan Erdem Dome di Istanbul la finale della diciassettesima edizione dell'Euroleague (alias Coppa dei Campioni) non la giocheranno  le prime due della stagione, il Real Madrid e il Cska campione, e dell'albo d'oro (9 successi degli spagnoli, 6 dei russi presenti ben 15 volte su 16 nelle ultime Final Four). Le favorite sono state battute dal Fenerbahce, testa di serie n.5 e dall'Olympiacos n.3; e se i greci hanno vinto 3 volte il trofeo più importante della stagione europea forte di una visibilità su scala mondiale garantita da 213 emittenti televisive, il Fenerbhce è alla sua terza partecipazione consecutiva. Strappato Zeljko Obradovic al Panathinaikos, l'era del club del quadrifoglio si è chiusa ed è cominciata la scalata al vertice dei ricchi giallo-neri del Bosforo che avrebbero potuto essere già l'anno passato il primo club turco a conquistare il titolo della "NBA europea" al primo assalto, non fosse stato per uno strano sortilegio della storia di questa competizione per le incredibili rimonte. Aveva in pugno l'anno passato il titolo, quando i russi dei Cska recuperarono nel finale e Itoudis, l'ex allievo di Obradovic, beffò il maestro.

La squadra delle rimonte impossibili è però l'Olympiacos, che dopo quella clamorosa - anzi storica - di anni fa, sotto di 19 punti contro l'iperfavorita Cska di Kirilenko, unico russo ad avere una carriera importante nella NBA, vinse la Coppa grazie a Spanoulis MVP e al canestro di Georgios Printezis sulla sirena. Nella semifinale di venerdì  si è ripetuta, nello stesso impianto, una cosa simile anche se il ritardo era di 13 punti all'inizio dell'ultimo quarto con i russi ancora avanti (64-60) e lo Zeus del basket s'è nuovamente incarnato in Vassilis Spanoulis la cui classe e instant killer sono intatti nonostante i 25 anni e la nobile calvizie. Squadra sorniona, rimasta fuori dalle Final Four un anno per l'infortunio al ginocchio del centro americano Patrick Young (carriera rovinata, oggi è la riserva di un moro canadese senza pedigree, Kem Birch, ma molto volonteroso), in questa stagione è stata toccata nuovamente dalla sfortuna. Ha perso Daniel Hackett ma senza più il budget di una volta per la crisi economica greca che ha ridotto i guadagni dai fratelli Giannakopoulos, grandi imprenditori ateniesi, coach Sfairopouls ha costruito la squadra attorno ai suoi "Dioscuri" puntando tutto sui giocatori greci. E il risultato della semifinale ha dato ragione a questa scelta autarchica perché nell'economia  del risultato i quattro stranieri hanno prodotto solo un modesto totale di 14 punti, anche se la giocata dell'ex mensanino (vincitore di una Supercoppa a Siena)  Erick Green (la tripla del sorpasso sul 76-79) e i due ultimi liberi per il +4 finale è stata la cornice di questo exploit.

La razza greca Dop ne ha segnati invece ben 62 grazie ai vari ellenici di due generazioni, Zeus Spanoulis (14, di cui 10 nell'ultimo quarto!), Marte Printezis (14), Mercurio Papanikolau (14 punti e 9 rimbalzi dell'ex giocatore dei Rockets tornato in Grecia per ricostruire la sua personalità e il morale), Apollo Mantzaris (12, 4 triple e 6 rimbalzi) e Eolo Agravanis (8 punti e 7 rimbalzi). E che dire della superiorità schiacciante ai rimbalzi, ben 19 quelli offensivi che hanno permesso ai "Reds" del Pireo di stare a galla quando qualsiasi altra squadra col 31 per cento nel tiro da sotto (11/35) non avrebbe avuto scampo contro la corazzata russa dove, nonostante i guai fisici, soltanto il serbo Teodosic, ex Olympiacos, è stato all'altezza della sua fama mentre hanno deluso gli americani Corey Higgins e il veterano Kyle Hines, e l'ariete francese De Colo non è stato pari al MVP della scorsa finale.

Nella seconda semifinale c'è il premiato marchio di Obradovic  a suggellare un risultato netto: il Real Madrid è stato asfissiato dalla difesa aggressiva, inesauribile, e tranne Segio Llull e Jaycee Carrol col suo tiro mortifero, è stato un mezzo naufragio nel Bosforo per i vari Ayon, Taylor, Randoph, i navigati Rudy Fernandez e Maciulis e una ferita da rimarginare in fretta anche per il tanto atteso Luka Doncic, nessun canestro in 19 minuti, -5 di valutazione al debutto nella Final Four.  Cinque madrileni hanno chiuso con segno meno, quattro non hanno segnato.

Il genio serbo della panchina non solo ha tolto al Real Madrid la possibilità di vincere il trofeo ma ha  messo in  canna la pallottola d'oro per vincere la sua decima Coppa dei Campioni, l'impresa delle imprese cominciata proprio col primo successo con una banda di ragazzini serbi che sarebbero diventati star. Sarebbe il tocco finale del grande regista per fare felice tutta la Turchia e concludere un'operazione di marketing e politica sportiva senza precedenti. Questa è infatti un'Eurolega molto Turkish, sulla quale da 7 anni ha investito la compagnia di bandiera nazionale, dirottata con ottimi risultati da Erdogan in persona, appassionato di basket ed ex dirigente che conobbi in veste ufficiale di capo delegazione  della Tuchia tanti anni fa a Monaco di Baviera, ancora non coinvolto in politica come oggi.

Obradovic ha preferito nel quintetto i muscoli la fisicità e l'età del serbo Kalinic (una gara totale, decisa, con 24 di valutazione) al nostro Gigi Datome che ha comunque onorato l'impegno con 8 punti e spera di conquistare la sua prima Copps dei Campioni emulando Nando Gentile e Basile. Due punti invece per l'americano James Nunnally che nella Spaghetti League era la folgore di Avellino. Fra gli americani il naturalizzato Dixon ha giocato per i compagni, il canadese Bennett, ex n.1 del draft, non è entrato. L'eroe della gara è stato Epke Udoh, probabile MVP della manifestazione che si è voluto fare il regalo di compleanno essendo nato il 20 di maggio di 30 anni fa. Sangue tribale africano, scuola e passaporto americano, allievo di Michigan State, atleticamente dal fisico perfetto,  troppo leggero per essere una star nella NBA nel ruolo di centro, l'ex giocatore di Golden State, Milwaukee, Clippers è stato il grande colpo di Maurizio Gherardini il gm del club turco che ha lavorato coi Raptors come vicepresidente. Serata stellare per il Bikila del basket, con 3 record  personali battuti: 36 di valutazione, 38 minuti, 8 assist.

Dopo una simile prova di forza, l'Olympiacos può solo invocare gli dei dall'Olimpo per non finire stritolato dalla Legione turca i cui due unici giocatori nazionali, che si chiamano Mahmotoglu e Duveroglu, non hanno messo piede in campo. Ha arbitrato Lamonica come capoterna, gara perfetta. Peccato aver preferito scelte politiche invece che affidargli la gestione degli arbitri; raccontano che la Fip gli abbia offerto 70 mila euro, meno del 10 per cento di quello che dava al CT Pianigiani. Si è trattato solo di un problema economico.

 

Le Semifinali

Cska-OLYMPIACOS 78-82 (13,697 spett, Val.80-79 +1; 18-12, 22-21; 24-27, 14-22; 23 M.Teodosic no st, 2/5 4/8 da3 tl7/9 2r 1a Val17, 16 N.De Colo 5/11 0/3 tl6/6 1r 3a Val12, 12 A.Jackson 1/3 2/2 da3 tl4/4 3 V.Khryapa tl3/4 8r; 14 V.Spanoulis 3/4 /6 da3 6a, 14 G.Printezis 2/8 1/2 da3 tl7/8 7r, 14 K.Papanikolau 1/5 4/7 da3 9r, 12 V.Mantzaris 0/3 4/9 da3 6r, , 8 D.Agravanisa 2/4 da3 tl2/3 7r). R-A: 35-7; 43 (19 offensivi)-15.  Tiri liberi: 28/34-18/23, Tiro2 Ol. 31,4% (11/35). Perse: 10/13. Panchina: 38/23. Punti Stranieri: 81/14.

FENERBAHCE-Real Madrid  84-75 (13.697, Val.108/69 +39, Lamonica 1° arbitro; 21-13, 23-21; 19-16, 20/25; 19 E.Udoh 8/12 tl2/2 12 r 8a 2st Val36, 14 Bog.Bogdanovic 2/3 2/5 da3 tl4/4 6rb 1a 6pe, 12 J.Vesely 5/9 tl2/2 3r 3a, 12 N.Kalinic 1/2 2/5 da3 tl4/4 6r 6a 4re a24, 8 G.DATOME no st, 1/2 1/3 da3 V8; 28 S.Llull 6/8 2/7 da3 tl10/13  1r 8a Val32 21 J.Carroll 2/45/7 da3 tl2/2 Val19,  0 L.Doncic 0/3 0/3 da3 3a 2r Val-5, 17'59, 0 R.Fernandez 0/1 0/2). MVP 36 Epke Udoh (Usa). R-A: 34-24, 28-14. Pe: 16-14. Tiro 2: Fe 59,5% (22/37)-41% 13/31. Tiro3:  36,8% (7/19)-42,5 % (17/26). Tl: 19/21-16/19.

 

Programma finali - Domenica 21 maggio: ore 17 finale 3° posto Cska-Real, ore 20 finale Fenerbahce-Olympiacos.

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A cura di Enrico Campana


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